Da sinistra: Simone Scala riceve il primo premio al Concorso letterario “Patrizia Brunetti”; il prof. Camillo Nardini, gà presidente dell’Associazione culturale Sena Nova, e Mauro Pierfederici, regista e consigliere comunale di Senigallia

 

SENIGALLIA (Ancona) – La Rete, una tecnologia da maneggiare con cura. Non solo per i giornalisti, che nel web hanno trovato il più utile degli alleati e, ad un tempo, il più insidioso dei nemici. Internet, croce e delizia. Per tutti, nessuno escluso. Lo sa bene Simone Scala, docente di Lettere al Liceo delle Scienze umane ed Economico sociale di Senigallia, la sua città natale, e scrittore (alle spalle diversi racconti e due romanzi), che in “Net addictions, prigionieri della Rete” (edizioni Delos digital, 82 pagine, 12 euro; disponibile anche in formato ebook), scandaglia le emozioni, gli stati d’animo, i pensieri vorticosi di chi, nella Rete, ci è finito dentro fino al collo.

A tal punto da non saperne più fare a meno e da non distinguere la vita vera da quella virtuale. È il male dei nostri giorni, quelli 3.0, che non guarda in faccia generazioni, sesso, status sociale. Internet divora chiunque non abbia la forza di tenergli testa. E parlarne, scriverci saggi, organizzare dibattiti non sembra sortire grandi risultati. La gente continua a cascarci. Invece di prendere quel che c’è di buono – e non è poco – in questa benedetta (maledetta) Rete, ci si butta dentro, finendone risucchiata. Vittima di una malìa di mitologica reminiscenza.

Simone Scala parte da qui, dall’analisi degli stati d’animo che spingono tre diverse persone, di età, sesso ed esperienze diverse, ad utilizzare internet come il loro inseparabile compagno di viaggio. Anzi, di vita. E lo fa, il nostro professore con la passione per la scrittura, – vincitore, di recente, del concorso letterario “Patrizia Brunetti”, XI edizione, promosso dall’Associazione culturale “Sena Nova” di Senigallia –  con una prosa incalzante, chiara, diretta, che ci spinge a leggere tutte le pagine senza quasi prendere fiato.

È un romanzo dei nostri tempi, “Net addictions”, che ha il pregio di trattare una delle tematiche più drammaticamente attuali con la leggerezza corposa e avvincente del romanzo. Insomma, ben lontano dall’essere un saggio analitico e didattico sul fenomeno della dipendenza dal web, quello di Simone Scala è un libro alla portata di tutti, che si presta ad una lettura molteplice, a seconda del grado di maturità.

I più giovani riconosceranno parte delle proprie debolezze in Angelo e Sara. I più maturi non potranno fare a meno di ammettere le proprie solitudini leggendo la storia di Caterina. È come se, via via che scorrono le pagine e il racconto procede, sentissimo più vicino il pericolo. Molto vicino.

Sono loro, Angelo, Sara e Caterina, i protagonisti del libro del professor Scala (che ha anche un blog: http://www.simonescalascrittore.com): tre persone di età diversa, ma egualmente schiave di internet. Vivono nello stesso quartiere, si conoscono di vista. È agosto. È caldo. Tutti vanno al mare nella piccola cittadina marchigiana – che non si fatica ad identificare con la città in cui l’autore vive e lavora, Senigallia –. Tutti tranne loro. “Perché non è possibile liberarsi dalla Rete, non lo concepiscono, non ci riescono”.

Ci prende per mano, insomma, Simone Scala, nel suo terzo romanzo – che ha incassato la “Targa Milano International” alla prima edizione dell’omonimo Premio – e ci accompagna, tenendocela stretta, fino allo sciogliersi delle sue storie. A consigliarlo, per quel che riguarda il lavoro introspettivo e l’aspetto psicologico dei personaggi – la dipendenza da internet è una vera e propria patologia, è bene ribadirlo, – c’è Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, docente di Psicologia dell’Età evolutiva e di Comunicazione interpersonale all’Università di Chieti, nonché presidente dell’Ordine degli psicologi delle Marche, a cui si devono diverse rubriche dedicate proprio alle nuove dipendenze tecnologiche su testate nazionali ed internazionali.