Dal secondo romanzo del pubblicista e scrittore Fulvio Greganti “Buona Guardia! Gli anni Cinquanta di Clemente Greci”

“Il destino nel nome”

(breve estratto dal Primo capitolo)

 

Clemente Greci, originario di Trieste, era appassionato di Araldica. Quando si avvicinava a una persona gli piaceva conoscere non tanto il suo presente ma soprattutto la sua provenienza. Era un metodo di osservazione clinico ma non poteva farci niente. Era più forte di lui.

I suoi amici infatti spesso diffidavano dei modi da investigatore privato che aveva e molti se ne tenevano alla larga. Trattandosi di scienza antichissima, lui la intersecava spesso con il destino della propria famiglia, dei propri avi. Il suo cognome sembrava proprio provenire dalla Grecia. Attorno al 1500, per sfuggire alla dominazione Ottomana, i suoi antenati trasferirono armi e bagagli sull’altra sponda dell’Adriatico. Il porto più vicino, e sicuro, era Trieste. La comunità greca a Trieste è sempre stata consistente e fortemente borghese.

Trieste, negli anni immediati del dopoguerra, era una città molto più importante rispetto a oggi: era la seconda grande città in cui si incontravano il mondo greco e quello italiano di allora. E i rapporti economici, commerciali, politici, e di altro tipo della Comunità con la Grecia erano più stretti. Non era casuale la presenza di un consolato ben strutturato con molto personale.
Clemente era molto amico di un Parroco di un paesino vicino che un giorno, conoscendo le sue passioni, lo introdusse al suo archivio della canonica più segreto. “Passaci una giornata, magari trovi qualcosa di interessante per le tue origini che ti può servire ”.

Clemente rovistò molto e ci tornò pure il giorno dopo. Non riusciva a capacitarsi di alcune cose però altre le aveva ben chiare. La sua famiglia fuggì dai Turchi. I suoi sono sempre stati commercianti. Avevano sempre qualcosa da vendere o rivendere. Si doveva ripartire da lì. Dopo il disastro della guerra bisognava ricominciare.

Qualche caduto lo aveva avuto anche il signor Clemente ed era il cimitero di Rimini il luogo preposto dei soldati Greci della Seconda guerra mondiale. Clemente ci andò con una delegazione triestina, depose il suo omaggio e si raccolse in preghiera ma aveva ben chiaro quello che doveva fare.

Doveva immediatamente rimettersi al lavoro per ricostruire la sua famiglia e la sua piccola comunità e lo poteva fare solo con le armi che il buon Dio aveva donato ai suoi: arguzia e mestiere. Tutto il resto sarebbe accaduto di conseguenza.

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