Net addictions – prigionieri della rete

Il Nuovo Romanzo di Simone Scala e Giuseppe Lavenia

Dentro un labirinto infinito, perfetto, onnipotente. Che non conosce sosta, che non dorme mai. Dipendenze da Internet: difficile smettere, difficile venirne fuori… Angelo, Sara, Caterina.

Tre persone di età diversa schiave di Internet. Vivono nello stesso quartiere, si conoscono di vista. Agosto 2011: estate piena, torrida, in una piccola città della provincia marchigiana affacciata sulla costa. Tutti vanno al mare, tutti sono al mare. Tutti, tranne loro.

Perché non è possibile liberarsi dalla Rete, non lo concepiscono, non ci riescono. Dipendenza dai videogiochi online, shopping compulsivo, mania per le chat, webpornografia. Queste le trappole e gli inganni virtuali di cui sono vittime, questo l’incubo che non finisce mai.

Net addictions - prigionieri della rete

Intervista a Simone Scala

Intervista rilasciata a Silvia Pattarini, scrittrice, poetessa e Caporedattrice Responsabile editoriale interviste del sito letterario “Gli scrittori della porta accanto” sul mio romanzo “Net Addictions-prigionieri della rete”

Oggi il nostro caffè letterario è ben lieto di presentarvi un volto nuovo della letteratura italiana: è con noi Simone Scala. Conosciamolo meglio!

Ciao Simone, e grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale. Per rompere il ghiaccio, visto che ci troviamo in un caffè letterario virtuale, permettimi di offrirti virtualmente un caffè, un the, una tisana, una bibita fresca o… cosa preferisci?

Un Vodka Martini, come James Bond.

Ci racconti come hai trovato il nostro blog e perché hai deciso di affidare a noi la promozione del tuo libro?

Mi avevano già parlato di voi, poi vi ho trovato girovagando sul web. Stavo appunto cercando il modo di far conoscere un po’ di più il mio libro ai lettori. Il vostro blog mi è piaciuto subito, soprattutto i vostri servizi pubblicitari. Ma la ciliegia sulla torta è stato il booktrailer.

Bene, ora che abbiamo rotto il ghiaccio raccontami qualcosa di te. Chi è Simone nel quotidiano?

Due romanzi e diversi racconti lunghi e brevi alle spalle, (con Case Editrici free, naturalmente) amante della lettura e degli animali e con una grande passione per il calcio. Insegno al Liceo delle Scienze Umane ed Economico Sociale della mia città natale, Senigallia, in provincia di Ancona e… che altro dire? Mi piace anche viaggiare e amo molto il mare. Attualmente sto lavorando a un altro romanzo, speriamo bene!

Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: raccontaci qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere il tuo romanzo.

La novità del tema e il fatto che esso non fosse stato ancora affrontato dalla narrativa di casa nostra. Insomma quello delle dipendenze tecnologiche, considerando le sue specifiche peculiarità, può diventare veramente una significativa fonte d’ispirazione per nuovi racconti e romanzi. Io stesso ho già scritto due racconti sul tema. Uno dedicato al fenomeno “Hikikomori” e un altro che si occupa del “Vamping” pubblicati da una giovane e dinamica Casa Editrice di San Marino. Se pensiamo al recente fenomeno della Blue Whale, per esempio, non è difficile capire l’importanza di questi discorsi, soprattutto per i più giovani.

Trovi una macchina del tempo e hai l’opportunità di andare a cena con un grande scrittore o una grande scrittrice del passato: chi sceglieresti e perché?

George Orwell. Il suo “1984” mi ha colpito al cuore, mi ha lasciato il segno. All’epoca della mia gioventù l’ho letto due volte e anche oggi lo consiglio caldamente ai miei studenti. Mi piacerebbe un giorno cimentarmi nel genere distopico e chissà che prima o poi non ci provi davvero. Sarebbe davvero fantastico, almeno per me.

Ore 17,00. Ti si prospetta l’occasione di un aperitivo con un grande scrittore o una grande scrittrice contemporanea: chi vorresti conoscere e perché?

Chuck Palahniuk, perché i suoi romanzi sono semplicemente geniali. Ti spaccano la mente, ti fanno riflettere, sono tante piccole bombe a mano che mettono a nudo le magagne della nostra società. Insomma è un grande! Anche se la prima regola del Fight Club è quella di non parlare mai del Fight Club…

Fabrizio Caramagna afferma che “ogni libro è un viaggio, e l’unico bagaglio che portiamo con noi è l’immaginazione.” Vuoi raccontarci qualche curiosità su “Net Addictions – prigionieri della Rete”? A che genere appartiene a che target di pubblico si rivolge?

Il punto di forza del libro è il fatto che tratta di storie vere. Naturalmente riviste e ritoccate in chiave narrativa, però sempre storie vere. Personalmente non ci avrei mai creduto, ma il professore Lavenia, autore come me del libro, mi ha ripetuto spesso che a volte la realtà supera l’immaginazione.
Il romanzo può essere definito di tipo psicologico – contemporaneo; naturalmente si rivolge a tutti, perché tutti noi possiamo essere sensibili al fascino della Rete.

Come intendi impostare la promozione del tuo libro: ti rendi disponibile per presentazioni presso librerie, biblioteche e centri culturali, preferisci il web o tutte le soluzioni possibili?

Abbiamo già fatto due presentazioni: una a San Marino, su gentile invito delle autorità locali alla fine di maggio e poi un’altra in una nota libreria di Senigallia a luglio. Attualmente sto prendendo contatti con un’altra libreria della mia città e poi nel marzo prossimo il libro verrà presentato al teatro “Nuovo Melograno” di Senigallia grazie alla cortesia della direttrice Catia Urbinelli, all’interno di una giornata dedicata proprio al tema delle dipendenze tecnologiche con tanto di spettacolo teatrale. E poi c’è il web naturalmente e qualsiasi altra iniziativa mi venga in mente (forse addirittura persino in… ma non lo diciamo adesso, per scaramanzia).

Uno scrittore è prima di tutto un lettore: preferisci il classico libro di carta o meglio gli ebook?

Il classico libro di carta. Sarò all’antica però io lo preferisco. Tenerlo fra le mani, sfogliarlo, sentire il suo odore… sarò un dinosauro ma la penso in questo modo. Tuttavia devo riconoscere che con l’ebook si abbattono i costi in maniera significativa e questo è un bene, considerando i problemi economici che ci sono in questo momento in Italia.

Hai ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare?

Ne ho tanti se fosse per me. Ma concretizzarne anche uno solo mi basterebbe. Speriamo, io ci provo. Olio di gomito, testa bassa e una buona dose di fortuna. Dopo tutto gli obiettivi ambiziosi costano fatica, si dice così no?

Dove possiamo trovare il tuo libro?

Il libro è presente su tutti i maggiori store di vendita di libri online e può essere acquistato anche recandosi in qualsiasi libreria dietro ordinazione.

Simone ti ringrazio tantissimo per essere stato con noi e, a nome de Gli scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo libro, augurandoti che sia un vero successo! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!

Grazie a voi e crepi il lupo!

La ragazza di Venezia

Fantasy

Alissa è una giovane operaia dalla bellezza prorompente che perde il lavoro a causa della crisi economica.

Un giorno trova un teschio di cristallo vicino alla sua casa. Questi le dice di essere Zilkor, il dio del lavoro, e le propone una scommessa impossibile: riuscire a trovare un lavoro così fuori dalla norma da farlo passare alla storia, che non sia mai stato svolto prima da una donna. In cambio di gloria, fama e ricchezza.

Alissa accetta la scommessa, e si catapulta in una discesa agli inferi fra i lavori più umilianti e in una serie di disavventure che la condurranno a Venezia, dove inizierà tutta un’altra storia…

“La Ragazza di Venezia” è una fiaba moderna sullo sfruttamento del lavoro, la tentazione del potere e la condizione femminile nel nostro Paese. È fotografia dolceamara, grido silenzioso di quello che eravamo e di quello che purtroppo ancora siamo. Nella speranza di un domani migliore.

La ragazza di Venezia

Intervista a Simone Scala

Intervista con l’Agenzia Letteraria “Paradigmi” di Piacenza sul romanzo “La ragazza di Venezia”

Quando e perché ha iniziato a scrivere?

Intorno ai trentacinque anni ho cominciato con alcuni racconti; tutto è iniziato quando sono entrato in ruolo nella scuola pubblica. Raggiunto un traguardo, mi sono detto, perché non provare a raggiungerne un altro? Così mi sono messo a scrivere una novella sul precariato scolastico e da allora non ho più smesso. Perché scrivo? Per dire la mia sui fatti e sulle cose. Per riflettere e far riflettere; questa almeno è la mia speranza.

Qual è stata la prima opera letteraria che ha scritto in assoluto?

La montagna dei vecchi tricicli, una voluminosa raccolta di racconti (21) pubblicata nel 2008.

Vuole parlarci del romanzo che pubblicherà prossimamente, La ragazza di Venezia? Definirlo romanzo fantastico sarebbe, oltre che generico, riduttivo, perché per altri versi pervaso di dura realtà e attualità.

Una fiaba moderna sulla condizione femminile nel nostro Paese, soprattutto per quello che riguarda il mondo del lavoro. Un libro ironico ma al tempo stesso amaro, che fotografa l’Italia di oggi piena di magagne e di ingiustizie. E di persone troppo superficiali che si lasciano travolgere dagli eventi come fa la protagonista Alissa.

Quali sono state le motivazioni e gli episodi che l’hanno spinta a concepire questa storia?

Denunciare un presente che diveniva ogni giorno più inaccettabile e ingiusto. Far sentire la mia voce in un qualche modo, offrire il mio modesto contributo creando una sorta di fiaba sociale, rivolta soprattutto alle nuove generazioni.

Come rende i suoi personaggi credibili?

Cerco di costruire la loro psicologia e le loro azioni in maniera convincente. Ho grande cura dei dettagli, perché una storia ben fatta anche se fantasiosa non è altro che un puzzle in cui tutte le tessere devono combaciare perfettamente. Leggo e rileggo per vedere se quel tal personaggio è sempre coerente e credibile oppure no; se un pensiero, un gesto o una situazione non mi convincono li cambio. Poi mi metto a rileggere ancora. Talvolta mi chiedo: “Cosa farei io se fossi al posto di questo o di quel personaggio?” Così cerco di regolarmi di conseguenza.

Insomma, una faticaccia…

Quali sono i temi a lei più cari e perché?

Come ho già detto temi di natura sociale: dai problemi legati al mondo del lavoro esplosi a causa della crisi economica (disoccupazione giovanile e non solo giovanile, precariato, sfruttamento, delocalizzazione, discriminazione delle donne e mobbing sul posto di lavoro) alla difesa dei diritti sanciti dalla nostra Carta Costituzionale che oggi vengono messi costantemente in pericolo, come quello all’istruzione o quello alla salute, solo per fare degli esempi. E poi la difesa del nostro traballante welfare, il grande tema contemporaneo della globalizzazione e più in generale mi appassiona tutto quello che ci fa essere uomini e non delle “scimmie spaziali” (per citare Fight Club). Anche le dipendenze da Internet rappresentano un altro argomento molto interessante.

Che cosa l’ha ispirata nella stesura del suo manoscritto?

Una sincera e genuina indignazione verso quello che vedevo accadere ogni giorno nel nostro Paese.

Al di là degli scrittori, esistono artisti figurativi, cinematografici, musicali o di altro tipo che hanno influenzato la sua scrittura? Chi sono e perché hanno esercitato un ascendente sulla sua scrittura?

In ambito musicale citerei Caparezza e i Negrita per qualche loro canzone in particolare, in ambito cinematografico direi i film di Paolo Villaggio e dei fratelli Vanzina, per fare degli esempi, per la loro straordinaria capacità di rappresentare in chiave comica i mille problemi del nostro presente. Come scrittori invece partirei da Calvino e da G. G. Marquez, soprattutto da Cent’anni di solitudine.

Fa una scaletta, uno schema del suo romanzo, una sinossi prima della stesura? Come concilia l’aspetto pulsionale con quello razionale nella scrittura?

Scaletta e schemi si sprecano così come gli appunti che riporto su un apposito quaderno vicino al Pc. No, niente sinossi, quella la faccio solo alla fine dell’impresa e se qualcuno è interessato a ciò che ho scritto. Prima viene la scrittura di getto, poi subentra la ragione che analizza, rielabora e modifica tramite diverse letture e interventi quello che ho creato. Di solito rileggo il testo per cinque o sei volte quindi lo lascio “decantare” per un po’ di tempo e in seguito lo riprendo e lo sottopongo a nuove letture e revisioni. A volerlo non si finirebbe mai di ritoccare e di rimettere a posto, di limare e di snellire.

Un lavoraccio…

La protagonista, Alissa, è una ragazza davvero diversa o rappresenta qualcosa che è presente in ogni persona?

Alissa è una ragazza comune (anche se molto bella) che non riesce a gestire le situazioni che si trova a vivere. Rappresenta la nostra fragilità e i nostri errori; tutti noi siamo un po’ come lei e non dobbiamo dimenticarcelo. L’importante comunque è ripartire sempre, non mollare, non darsi per vinti e imparare dai propri errori. È proprio quello che fa lei al termine del romanzo.

Che rapporto ha con i suoi personaggi, al di fuori del singolo libro?

C’è sempre una parte di me in loro ma senza esagerare, anche perché ogni storia è diversa.

Qual è la sua missione, come scrittore?

Occuparmi dei problemi della nostra contemporaneità inventando storie. Questo mi piacerebbe fare. Intrattenere ma veicolare al tempo stesso dei contenuti per cercare di migliorare la realtà. Questo è il mio sogno, la mia utopia. E naturalmente scrivere il sequel della Ragazza di Venezia, visto che il finale del romanzo è aperto a questa possibilità.

Che cos’è per lei la scrittura?

Solitudine, tanta solitudine ma per fortuna non solo quello. È anche dedizione, impegno e riflessione prima di tutto con me stesso. È una sfida che non so ogni volta dove mi porterà. È un’utile palestra per il cervello. È forma di denuncia per migliorare le cose perché non dobbiamo mai sottovalutare il potere delle parole. Le parole sono davvero come pietre e possono cambiare il mondo.

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