Recensioni

Cosa dicono di me…

Recensione della scrittrice e giornalista Dianora Tinti sul mio romanzo “Net Addictions-prigionieri della rete”

Si legge con estremo interesse questo libro ben scritto che tratta della dipendenza da Internet (Internet Addiction Disorder).

Prima di tutto perché l’argomento è (purtroppo) di grandissima attualità considerato che negli ultimi anni ha portato ad una crescita esponenziale dell’incidenza dei disturbi connessi al suo uso e abuso.

In secondo luogo perché l’autore è riuscito a trattare con intelligenza questa pericolosa psicopatologia, confezionando un romanzo a tutti gli effetti e mostrando cosa prova la vittima nel momento in cui può godere di questa dipendenza e quando, invece, ne è privato.

“Il quinto giorno aveva mollato. Le mani in alto e chi si è visto si è visto. Basta. Lei ci aveva provato. Stanca. Irritata. Troppo deludente, la realtà. Troppo misera.
La realtà che mancava di qualcosa o di qualcuno mentre la tentazione era sempre lì. Forte, presente, vicina al suo letto. Di giorno e di notte disponibile, discreta, sempre pronta a riempire quel vuoto che sentiva dentro, sempre pronta a regalarle un motivo, un perché da opporre ai difetti di una vita banale come uno sbadiglio.”

Storie/limite che si avventurano tra gioia, adrenalina, deliri di onnipotenza, dolore, noia e depressione e che riescono a regalarci brividi da thriller. Simone Scale è abile a farci provare il pericolo di camminare sull’orlo di un precipizio, ma altrettanto a restituirci il doloroso fascino delle vicende umane.

I personaggi, infatti, si muovono tra la vita virtuale e il barlume di consapevolezza del peso della Rete sulla loro esistenza reale, mostrando tutte le loro fragilità.

Non il solito libro tecnico, dunque, nonostante il supporto dello psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, ma una ricostruzione romanzata di tre stralci di vite che potrebbero benissimo essere le nostre o quelle di amici o figli.

Storie che da individuali diventano di tutti restituendo verità, con le giuste parole e percezioni, e insegnando cosa succede se spengiamo il cervello ogni volta che accediamo Internet.

Informazioni sull'autrice della recensione:

Come scrittrice e giornalista, ma anche come persona, sono affascinata dall’universo multiforme dei sentimenti, delle tradizioni e della forza degli affetti che considero punti chiave dell’esistenza. Cerco sempre di ascoltare il mio cuore e far tacere la mente per vedere al di là della cortina creata dalla razionalità. Razionale per necessità, sono sognatrice e passionale per natura.

Sito Web dell’autrice

Net Addictions - prigionieri della rete

Recensione della scrittrice e giornalista Dianora Tinti sul mio romanzo “La ragazza di Venezia”

Scrivere libri fantasy non è per niente facile, il pericolo di scadere nel ridicolo e nell’assurdo è sempre in agguato.

La storia di Alissa, invece, non corre questo rischio, avendo usato l’autore sia l’ambientazione che la figura soprannaturale e fantastica del teschio in maniera intelligente.

Una storia che non segue i canoni standard del genere, nemmeno per l’impostazione del racconto. Il ritmo all’inizio infatti è piuttosto lento e si fa incalzante via via che la storia si dipana.

Quando si pensa al fantasy, il più delle volte ci viene in mente quello classico con la mitologia greca e romana oppure quello epico, dal tono più serioso, dove si parla in genere di battaglie contro le forze del male e gli elementi fantasiosi sono elfi, fate, nani, stregoni e chi più ne ha, più ne metta…

Ne “La ragazza di Venezia” invece, non c’è niente di tutto questo: la connotazione fantasy è molto più moderna ed attuale. Mi è piaciuta l’idea innovativa dell’autore che ha raccontato una storia contemporanea con fantasia, ma non dimenticando mai la vita reale.

Attraverso le vicissitudini di Alissa, infatti, il lettore si trova calato in una realtà a lui ben nota: crisi sociale, precariato, difficoltà economiche. Insomma niente a che fare con le saghe fantasy a noi note.

Da apprezzare quindi l’intento di analizzare in chiave fantastica la situazione lavorativa difficile di tante donne che vengono ancora sfruttate.

Sembra strano poter partire da qui per costruire un libro fantasy, invece l’autore vi è riuscito abbastanza bene. Usando non soltanto la fantasia, ma anche un umorismo che talvolta lascia un retrogusto amaro e che non disturba più di tanto.

Leggere il libro fantasy di Scala è quindi un’occasione per gli appassionati del genere per conoscere un autore interessante che, una volta “aggiustato il tiro”, potrà offrirci, a mio parere, spunti sorprendenti.

La ragazza di Venezia

Recensione da parte di RecensioneLibro.it sul mio romanzo “La ragazza di Venezia”

Di cosa parla “La ragazza di Venezia” di Simone Scala

Il libro dello scrittore emergente Simone Scala intitolato “La ragazza di Venezia” affronta temi di spessore e molto attuali che ruotano attorno alla condizione della donna e lo sfruttamento del lavoro.

Alissa, la protagonista del romanzo “La ragazza di Venezia”, è una ragazza simile alle altre, incapace, però, di affrontare al meglio la sua vita. Viene licenziata dalla fabbrica in cui ha lavorato da quando è diventata maggiorenne e si ritrova così disoccupata a causa della crisi. Non sa come fare, ma le si presenta una strana occasione.

Mentre passeggia per una strada nei pressi della sua abitazione, trova nel terreno un teschio di cristallo che decide di portare a casa. Si pone una serie di domande incuriosita da quel teschio che sembra umano, ma che è di cristallo. A cosa doveva servire?

Poi si addormenta e fa un sogno bizzarro in cui il teschio, che si rivela essere il dio del lavoro, le propone una scommessa per darle la felicità. Alissa ha così la possibilità di svolgere i lavori inusuali, tra i più particolari e strani che possano esistere.

La ragazza accetta la sfida e inizia a fare tutti i tipi di lavori possibili, fino a quelli più umilianti che la condurranno a trovarsi in situazioni assurde, fino a che non approda a Venezia…

“La ragazza di Venezia” di Simone Scala è un libro ironico e dai risvolti bizzarri che parla di crisi economica, di ingiustizie, di disoccupazione e sfruttamento sul lavoro.

L’obiettivo di Scala con questo libro è di denunciare situazioni di disagio e di ingiustizia e lo fa raccontando una fiaba moderna, che analizza la società e soprattutto la condizione delle donne sul lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Il libro “La ragazza di Venezia”, anche in formato ebook, è acquistabile su tutte le librerie online.

La ragazza di Venezia

Simone Porceddu, recensione presente su Amazon 5 stelline, acquisto verificato (il romanzo è “Il badante”)

Edmondo Cipolla è un artista che dipinge il nostro tempo

Edmondo Cipolla è un personaggio fuori dal comune, è un pazzo, è uno scansafatiche, è un visionario, è un uomo eroso dai sensi di colpa, è un testardo nella sua continua ricerca del mitico asino bianco, è un disagiato, è uno con una strana ossessione per la misurazione della temperatura, è un nasone storto, è un avatar attraverso il quale vediamo le cose in maniera diversa.

Disegna un mondo tutto suo, pieno si stramberie che grazie alla sua intercessione diventano perfettamente credibili: Edmondo Cipolla è un artista che dipinge il nostro tempo.

[Il presente era un’etichetta sulla fronte e lui un barattolo di qualcosa andato a male.]

Già, perché nonostante il romanzo sia di genere grottesco, con uno stile di scrittura effervescente ed estroso, caratterizzato da personaggi quasi di estrazione fantasy nella loro normalità, è comunque un romanzo che parla dei problemi della società attuale.
Edmondo Cipolla comincia la sua carriera lavorativa come operaio sottopagato e molto sfruttato in un’officina con due ritagli nel muro che il padrone ha il coraggio di chiamare finestre. Si ribella, decide di cambiare lavoro.

Emigra all’estero, ma non ha fortuna. Rimpatria, trova un lavoro come contadino o forse sarebbe meglio dire come bestia da tiro, dal momento che il contadino suo padrone lo mette al posto del bue per tirare l’aratro. Sembra tutto assurdo? Beh, non lo è affatto: sono i nostri tempi e neanche troppo estremizzati.

Edmondo Cipolla decide allora di restarsene a casa e badare alla madre facendo nello stesso tempo il mantenuto e il badante. Ma Edmondo Cipolla non è uno stupido, in fondo in fondo non è uno scansafatiche, lui studia, è edotto, conosce quasi tutto lo scibile: “autodidatta della conoscenza. Astronauta di saperi pluridisciplinari, esploratore enciclopedico.”

Ma come buon esponente dei tempi moderni non è che tutta quella conoscenza gli serva poi molto: “sarebbe stato meglio non sapere, non abbarbicarsi sulle ripide vette della cultura e fare la vita che vivevano tutti”. Al massimo tutta quella cultura viene buona per giocare ai quiz con il guardiano del cimitero.

Edmondo è il protagonista di un romanzo che diverte e immedesima il lettore. Incuriosisce, perché per metà libro si vorrà capire cos’è successo alla madre di Edmondo e alle due vecchiette a cui faceva da badante, e dopo, quando si viene a sapere, si avrà la curiosità del finale, dove l’autore è bravissimo a tenere la suspense fino all’ultima parola.
È un romanzo dove il mondo circostante spesse volte si fonde con il mondo interiore del protagonista. A questo proposito il luogo dove si svolge la vicenda è ottimamente caratterizzato.

Il paese di Virillo “Quattro case abbarbicate alle pendici del monte Carpione, bianco latte d’inverno e verde raganella d’estate, cima compresa”, un posto dove un turista “fra una foto e l’atra, si guardava intorno e si chiedeva come accidenti si potesse vivere in un posto simile”. Pure i personaggi che ci vivono sono splendidi. Eppure sia Virillo che i suoi abitanti sembrano quasi non avere una vita indipendente da Edmondo, è come se fossero proiezioni della sua interiorità, costantemente ricoperti da una patina opaca generata dal cervello del protagonista. Sono tutti un’eclissi vista attraverso quel vetrino affumicato che è Edmondo Cipolla.

Il finale è molto particolare. Può sembrare quasi un rifugio dove l’autore è andato a nascondersi e con il quale vuole giustificare tanta follia, ma non è così, il finale è l’incarnazione perfetta della voglia di ricominciare, del tentare ancora, del non arrendersi per migliorare la volta successiva nonostante tutte le disgrazie che la società attuale ci tira addosso.

Il Badante è un ottimo romanzo che stimolerà la vostra curiosità; con le sue vicende grottesche e assurde titillerà il vostro intelletto come molte opere più “abbottonate” non saprebbero fare.

Il badante

Angela Costagliola il 5 settembre 2016, recensione su Amazon 4 stelline, acquisto verificato (Il romanzo è “Il badante”)

Da leggere

“Il badante” di Simone Scala è un romanzo sui generis, difficilmente inquadrabile in un unico genere letterario: coabitano in esso il fantasy – grottesco, il comico su tutti, e un pizzico di horror, in un mix equilibrato e gradevolissimo, volano di una lettura agile e vivace.

La storia è una di quelle di provincia (che tanto ricorda le arcinote e pluripremiate di Andrea Vitali, o quelle malinconiche e trasognate di Franco Arminio), avente per protagonista un uomo “dal naso grosso e storto”, Edmondo Cipolla, che vive da sempre in un paesino montano di trecento anime, Virillo, isolato e silente.

Classico esempio di persona mediocre, negli studi come nella vita, Edmondo Cipolla, dopo uno sconcertante viaggio fra gli umori, i rumori, i ritmi alienanti della metropoli parigina, in cerca (vana) di fortuna, decide di vivere i propri giorni nel paese natale, ove lavora come fabbro prima e come bracciante poi.

La morte del padre lo avvicina alla depressione facendogli rasentare la follia, dunque la madre (detta “Bersagliera”, per il cipiglio fiero e perché “prima soldatessa d’Italia”), nel tentativo di “salvarlo” dalle frustrazioni di un lavoro asfittico, routinario e sottopagato, decide che il figlio le faccia da badante, evitando anche il matrimonio.

Da qui in avanti, l’esistenza del Cipolla, cambia radicalmente: lui, da sempre incapace e svogliato, diventa, da autodidatta, “astronauta di saperi multidisciplinari”, ritenendo che pane e cultura siano il senso ultimo e pieno della vita: rifugge quindi le donne e il piacere (mai, in vita, ne desidera una), aborrendo la vacuità dell’esistenza contemporanea, quest’ultima schiavizzata da un lavoro “flessibile”, che, autenticamente precario, calpesta la vita e le umane aspirazioni (“solo i fessi lavorano” alle odierne condizioni, sostiene la madre).

Nel mentre la bersagliera diviene sempre più anziana ed arteriosclerotica, Edmondo prende ad assistere anche due sorelle zitelle del vicinato (Adina e Adelina) e vive agiatamente con le pensioni delle tre, in compagnia di una serie di personaggi (“l’uomo delle facce”, il mendicante Piero, l’extracomunitario imprenditore Matunde, ecc.) di un microcosmo chiuso che dà – come in una sfera di vetro – senso di protezione e illusione di libertà: può coltivare le proprie passioni, il Cipolla, e continuare a ricercare il mitico asino bianco, che il popolo vuole si celi – mai visto da occhio vivo – nei boschi e nelle valli circostanti Virillo.

Un filosofo, colto e peripatetico, questo diventa Edmondo prima della svolta finale tragica, imprevedibile, allucinata… e assurdamente comica

Il badante

Sabrina il 19 settembre 2016, recensione su Amazon, 4 stelline, utente verificato (Il romanzo è “Il badante”)

Un romanzo particolare, psicologico

Si tratta di un romanzo molto intimistico: ci ritroviamo catapultati nella vita di Edmondo Cipolla, un uomo ormai un po’ avanti con gli anni e che, non essendo riuscito ad avere “successo” nella vita, si limita a fare ciò che gli riesce meglio, ovvero badare alla sua madre anziana e ad altre due signore che conosce da una vita.

Ma succederà qualcosa che costringerà Cipolla (come viene comunemente chiamato nel suo paese, Virillo) a mettere in discussione tutta la sua vita, raccontandoci del suo passato, presente e di quello che sarà, probabilmente, il suo futuro. La scrittura è molto piacevole, carica di doppi sensi e allusioni, spesso ironiche, che esprimono al meglio il carattere del protagonista.

Ma la caratteristica che rende sicuramente speciale e complesso questo romanzo è questa: il confine tra realtà e mondo interno del protagonista non sono mai del tutto definiti. Più si va avanti nel romanzo, più si perdono tali contorni. Il lettore si ritrova a non sapere la differenza tra ciò che è vero e ciò di cui, invece, il protagonista è convinto a causa della sua “follia”, vista come una maledizione, ma al tempo stesso come un’opportunità di fuga dalla sua vita, che gli ha riservato davvero poche soddisfazioni e tanti dolori.

In una sorta di ultimo addio al paese tanto amato, Cipolla rincontrerà tutte (o quasi) le persone che hanno fatto parte della sua vita e che gli hanno dato valore e cercherà di raccontare la propria verità a coloro che contano. Che sia ciò che è successo davvero o meno, non importa. Non importa nemmeno che tutto ciò che Cipolla narra sia successo davvero.

Ciò che importa è l’impatto che tutto questo ha su Cipolla e il simbolismo che c’è dietro ogni cosa che vede, che fa, nel proseguo del suo cammino esterno (all’interno di Virillo, in fuga) ma soprattutto interno (nei meandri della sua mente di cui non è sicuro di avere il completo controllo).

Il badante si delinea come un romanzo particolare, psicologico, a tratti imperscrutabile, ma volto sicuramente a una riflessione che attraversa la vita del protagonista fino a giungere a quella del lettore.

Il badante

Recensione su Anobii 4 stelle della blogger e scrittrice Irene Sartori sul mio romanzo “Lo Sterminio”

Lo sterminio è un fantasy molto fantasy, come piace a me, che non disdegna di dare punti di vista non umani e riesce a renderli realistici e ben equilibrati.

Abbiamo degli orchi misti. Da una parte sono come ce li immaginiamo noi, quindi rudi e “sterminatori”, dall’altra riscopriamo che anche loro, in quanto “vivi” hanno un’anima e un cuore. A volte. Forse. E questo è veramente fantastico e di ottimo gusto, perchè spesso si tende a considerare il punto di vista di personaggi fantastici come un cliché, ma io non lo trovo giusto. Anche gli umani dovrebbero essere un cliché allora. Anche i personaggi fantasy come gli orchi hanno dei sentimenti.

La trama è forte, per niente strana né forzata. Tutto procede in modo naturale, ma i colpi di scena non mancano, come anche i sentimenti, appunto. Nonostante sia molto breve, i contenuti non risultati troppo ristretti o chiusi in gabbia e nemmeno rilasciati troppo velocemente. Vero che è molto corto, per ciò gli avvenimenti non sono molti rispetto a quelli che possiamo contare in un romanzo più corposo, ma non deve essere per forza una cosa negativa.

In questo caso, infatti, non lo è, perché, come ho spiegato, leggendolo non mi ha dato l’impressione che fosse troppo veloce o poco approfondito. Questa storia va bene così. In un certo senso, è anche meglio perché ti fa risparmiare tempo e comunque emoziona lo stesso e, un po’, fa anche riflettere sulla guerra, sullo “sterminio” soprattutto di persone innocenti.

Ho notato con grande piacere una particolare originalità di qualche descrizione, che mi ha colpita molto.

Non aggiungo altro, perché non voglio fare spoiler.

Quindi, in breve: fantasy, originale, ben scritto e coinvolgente. E pure emozionante, anche se di breve durata.

Il mio giudizio su Anobii è: 4 stelle (perché su Anobii bisogna mettere le stelle. Sapete che io non lo faccio mai, ma sto imparando a farlo). Molto bello, quindi lo consiglio, per chi ama il fantasy.

Un saluto e buona giornata a tutti.

E che lo sterminio continui! (oppure abbia inizio, fate voi).

Lo sterminio

Recensione del blog “La mansarda dei ravatti” del mio romanzo “Lo Sterminio”

La recensione è di Arianno Borgoglio, giornalista freelance.

E allora proseguiamo con la nostra avventurosa partnership con la recensione di Lo sterminio, appassionante racconto fantasy di Simone Scala: buona lettura!

Orchi contro esseri umani, in una guerra senza fine e, soprattutto, senza esclusione di colpi: potrebbe sembrare uno spunto fin troppo classico e inflazionato, per un racconto fantasy, eppure Simone Scala ne Lo sterminio riesce a capovolgere lo schema tradizionale mettendo gli orchi, esseri malvagi e spregevoli, in una posizione di assoluto dominio.
La belva ha prevalso sull’uomo, la razza umana è prostrata, debole, fragile all’inverosimile, vessata da una specie che, solitamente, siamo abituati a vedere in netto svantaggio.

Stavolta sono gli Orchi a far pagare al genere umano le violenze commesse, uccidendo indistintamente donne, bambini e anziani, saccheggiando e mettendo a ferro e fuoco tutto ciò che si para davanti al loro cammino, proprio come nella più crudele delle guerre.
Un esercito, quello degli Orchi, che somiglia terribilmente a quelli dei capitoli più truculenti della nostra storia millenaria, dove gli esseri umani, da usurpatori, diventano vittime sofferenti.

Sullo sfondo di questa terribile vicenda si staglia la storia di Jokyka, bambina dai poteri sovrannaturali, che verrà aiutata da creature dal fascino ancestrale, pronte a schierarsi al fianco degli umani per un tacito e antico accordo…
Un epilogo ricco di colpi di scena, che potrebbe cambiare le sorti di una guerra risolutiva come soltanto le grandi tragedie della storia (nonostante la dimensione fantasy nella quale ci stiamo muovendo) lo sono state, e che dimostra la florida vena narrativa di un autore di livello come Scala.

Nel complesso, la lettura risulta piacevole e scorrevole anche grazie allo stile fluido, semplice ma mai banale, una scrittura pulita che si avvicina alla tradizione del romanzo storico, oltreché a quella fantasy internazionale.

La trama intrigante, la sapiente caratterizzazione dei personaggi, ma soprattutto la dimensione intimistica ed emozionale nella quale il lettore viene immerso fin dalle prime pagine, che spinge all’empatia più pura, rendono “Lo sterminio” la prova dell’abilità e del talento narrativo di Simone Scala, senigalliese doc, professore liceale e già autore di romanzi come “La ragazza di Venezia”, “La montagna dei vecchi tricicli” e “I racconti della scure”.

Lo sterminio
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